Giurista d’impresa

Il Giurista d’impresa

Premessa

L’inserimento in azienda del laureato in giurisprudenza o in scienze politiche può assumere varie vesti che vanno dalla classica posizione nell’ambito dell’Ufficio Legale, fino a ruoli specialistici quali contract manager, esperto di gare ed appalti, gestore del patrimonio immobiliare, esperto di marchi e brevetti ecc.

In ogni caso, si tratta sempre di posizioni di lavoro subordinato che in base alla esperienza e alle competenze di ciascuno si collocano nella categoria impiegatizia, fino ad arrivare alla qualifica di dirigente.

JobJuris cercherà di conoscere più da vicino le differenti figure professionali, entrando in contatto con gli operatori, in modo da offrire ai propri utenti una panoramica delle varie opportunità e mettere a disposizione i consigli e i suggerimenti di chi ha già maturato esperienza.

La figura del legale nelle aziende

E’ la classica figura che ruota attorno all’Ufficio Legale e che spesso è conosciuta come Responsabile o Addetto Ufficio Legale, ma anche come Corporate Lawyer, In-house Lawyer, Legal Affairs Manager.

Si tratta di un ruolo che sta acquistando una importanza crescente come sbocco delle facoltà di giurisprudenza e scienze politiche e a cui Università, scuole di formazione e Istituti di specializzazione post-laurea dedicano percorsi di formazione specifici.

Il giurista d’impresa è un collaboratore dell’azienda incardinato all’interno dei servizi amministrativi o degli Affari Generali o ancora, nelle organizzazioni più grandi, con posizione e dotazione autonoma di mezzi e risorse, alle dirette dipendenze dell’organo di amministrazione.

L’attività principale può riassumersi nel costituire un supporto alle varie funzioni aziendali con lo scopo di attenuare i rischi dell’azienda nel suo operare come soggetto economico.

A questo proposito, per interpretare e comprenderne appieno la funzione, basti citare l’affermazione che ricorre sempre nei rapporti fra il giurista e l’amministratore dell’azienda: il giurista d’impresa non ha il compito di dire se un affare si può concludere o meno, ma deve esprimere il suo parere su quale sia la soluzione migliore al fine di portarlo a termine senza rischi o con il minor rischio per l’azienda.

Si comprende bene, quindi, come si tratti di una posizione che partecipa alla filosofia aziendale e alla strategia imprenditoriale e che richiede una predisposizione mentale per molti tratti diversa da quella dell’avvocato che esercita la libera professione.

Se infatti si tenta un paragone con una immagine presa dal mondo medico, portando il confronto all’estremo, si può dire che mentre l’avvocato ha un po’ il ruolo e la funzione del chirurgo, il giurista d’impresa è una sorta di medico di base, che tenta di prevenire e ridurre al minimo il rischio di far ammalare il paziente/azienda.

A ciò consegue anche una preparazione che non deve essere esclusivamente giuridica, ma che deve attingere anche alle materie della organizzazione e economia aziendale. Un cenno infine è d’obbligo per la conoscenza imprescindibile della lingua inglese, che costituisce la lingua di negoziazione o di redazione di documenti contrattuali dell’azienda nei suoi rapporti con l’estero.

Il legale d’impresa o giurista d’impresa

La figura del Giurista d’Impresa appare oggi più che mai indispensabile e strategica nel complesso sistema rappresentato dall’impresa.

Se essa, nel recente passato, si è imposta, ai più, come rappresentativa ed identificativa del “legale interno” o, in forma un tantino deteriore, come quella dell’addetto al “recupero crediti“, oggi sempre maggiore è il suo coinvolgimento ed il suo apporto di conoscenza nei processi decisionali di una realtà operativa che, piccola o grande che sia, si confronta con un’economia complessa, planetaria, globalizzata.

Non vi è dubbio, infatti, che le moderne tecnologie, la rete internet in particolare, permettano con estrema facilità ad imprese di qualunque dimensione, anche piccole, di rapportarsi ad imprese e mercati di altri paesi, per cercare nuove partnership, nuovi utenti, nuovi sbocchi commerciali.

In quest’ottica, quindi, è ovvio che la figura professionale del Giurista d’Impresa abbia dovuto uscire da quell’angusto abito vestito in origine ed indossarne uno nuovo e più composito; ha dovuto maturare una serie di conoscenze tali da farlo diventare, a tutti gli effetti, un vero e proprio manager all’interno dell’azienda. Essere manager non è peṛ uno status imposto o ricevuto in eredità.

Diventarlo è frutto di studio, di applicazione, di formazione continua.

Manager significa diventare gestore di risorse umane ed economiche, consulente e fiduciario, il primo consulente e fiduciario, del management aziendale, alla luce della considerazione e di un dato incontestabile per cui la componente giuridica pervade e condiziona ormai l’esercizio dell’intera impresa.

Quindi, un’impresa di successo non può prescindere dal valersi di un’adeguata e costante assistenza e consulenza legale. In difetto, il rischio di incorrere in sanzioni, di soccombere in giudizio, di non essere in grado di cogliere le criticità (e le opportunità) che le novità normative possono offrire al mercato, di perdere il controllo economico dei costi legali, diviene immanente e rilevante.

Il Giurista d’Impresa, non più da semplice “legale d’azienda“, ma in veste di professionista e manager diviene cossì lo snodo importante per cogliere questi obiettivi, per realizzare queste finalità. Non necessariamente chiude la sua azione con una decisione o una sua firma. Ma indubbiamente “pilota” quella decisione o quella firma verso approdi giuridicamente sicuri o direzioni remunerative o meno onerose nel contesto delle politiche aziendali perseguite.

Si palesa per – a mio parere – una certa contraddizione tra percorso formativo e mercato del lavoro. Non vi è dubbio che attorno al problema della formazione di questa figura molto si è fatto, con l’istituzione di Corsi di Specializzazione e Master indetti dalle Associazioni Professionali (A.I.G.I. o A.G.E.I.E.) o da prestigiose Università e molto si sta dibattendo sulla necessità, condivisa ormai da tutti, di far uscire questo professionista dalla condizione, ormai minoritaria rispetto ai partner europei, che ancora lo vede relegato all’interno di un ambito angusto e, diciamola fino in fondo, poco più che impiegatizio e, salvo pochi casi, affatto gratificante sotto il profilo professionale ed economico.

La stessa Autorità Garante della Concorrenza ha speso pagine e pagine di pareri contrari al mantenimento dello “statu quo”. Tuttavia, mettere “le mani nel vaso della marmellata” delle attività libero-professionali è ancora vissuta come un’attività di poco inferiore, per gravità, all’essere colti in flagranza di reato. Io sono certo che nessuna possibilità di conflitto esisterebbe tra i due “LEGALI” , anzi un grande e reciproco arricchimento in termini di scambio di idee, di opinioni, di visioni dello stesso problema, analizzato con ottiche differenti ma complementari.

E in questa direzione sembra ormai muoversi anche il nuovo orientamento didattico universitario. Scomparsa la vecchia, cara facoltà di “Giurisprudenza” o “Legge” come familiarmente la si è chiamata per decenni, nasce oggi la laurea 3+2, quasi una sorta di offerta speciale. Che in realtà persegue una formazione graduata dell’allievo: dandogli l’opportunità di una laurea breve (Laurea Junior) ma qualificata dopo tre anni di studio; riservando 2 anni supplementari a quanti (Laurea Specialistica) vogliono portare le loro conoscenze ad un livello più elevato e qualitativamente più pregevole. Quindi anche più competitivo sul mercato del lavoro.

Interessante anche la possibilità di proseguire nel primo caso con un Master di 1° livello; di 2° nel secondo caso. E poi, in entrambi i casi, informatica e lingua comunitaria a più non posso. Il progetto, a mio parere, è corretto. Ma giudicarlo in questo momento appare impresa quanto meno ardua.

Noto, ad esempio, la presenza, nella prima fase di corsi, una doppia tipologia di lauree giuridiche, simili tra loro: SCIENZE DEI SERVIZI GIURIDICI e SCIENZE GIURIDICHE. E, volendo proseguire con il successivo biennio, ritroviamo, certamente ammodernata, la cara e “vecchia” GIURISPRUDENZA Domanda spontanea: perché due lauree junior coś simili?

Seconda domanda: nel caos dell’avvio di una coś complessa riforma, già largamente contestata e criticata, chi, su piazza, avrà maggiori opportunità di primo impiego? E ancora: quanti avranno l’opportunità di proseguire con la Laurea Specialistica, con un Master di 2° livello, di certo non gratuito, per avere maggiori occasioni professionali e di inserimento lavorativo?

Ma soprattutto, il mercato del lavoro e le aziende, quanto saranno attratte dai laureati “junior” e quanto saranno disponibili a concretizzare la funzione di Giurista d’Impresa piuttosto che nuovamente “relegare” il neo laureato in una funzione minore? Tutte domande alle quali solo il passaggio di un significativo arco di tempo potrà dare risposte.

Una cosa è certa: voler fare il Giurista d’Impresa, nel suo significato più completo al quale abbiamo accennato, appare ancora una opportunità professionale da perseguire, benché non facile da realizzare. Le occasioni ci sono, non v’è dubbio, ma ci sono dei requisiti da rispettare. Innanzitutto, si deve essere disposti ed in grado, anche economicamente, di muoversi, di spostarsi, di abbandonare la propria città per trasferirsi in ambiti industriali non solo con maggiori occasioni, ma anche più evoluti sotto il profilo della mentalità imprenditoriale.

Quindi, una formazione continua personale e da sollecitare all’impresa che offre l’occasione di sviluppare questa attività. E ancora, un patrimonio culturale ed “etico” da trasferire nel modus operandi quotidiano che fa perseguire le azioni necessarie a realizzare le direttive d’impresa, ma senza dimenticare il proprio diritto-dovere di dissentire, di contestare o di evidenziare i rischi e i pericoli di determinate decisioni, senza dimostrare piaggeria verso le idee del “capo” solo perché generate dal “capo”.

In caso contrario, il rischio ridiventerà quello di essere o continuare ad essere un “legale d’azienda” o, in senso un po’ deteriore, “quello del recupero crediti”.